La parola Negba nell'ebraico biblico significa verso Sud.
Neghev è anche il nome della regione meridionale della Terra di Israele.
La prima volta che si incontra questa parola nella Bibbia (Genesi 9;12) è quando Abramo si mette in viaggio verso la Terra che l'Eterno gli aveva indicato, e si dirige verso Sud, verso Gerusalemme.
Il viaggio di Abramo, che ha inizio con l’ordine di Dio vattene via…, è nella cultura ebraica il paradigma di un percorso di individuazione che esige una forma di distacco dai preconcetti e dagli assiomi non elaborati consapevolmente: vattene dentro te stesso, ascolta la voce che ti viene da dentro e non sempre quella che ti proviene dall’esterno.
Solo attraverso questo processo Avràm, Abramo, diventa Avrahàm, il padre di numerose genti (Genesi,17;5), un vero universalista.
Con lui la cultura ebraica diventa l'antitesi della cultura della torre di Babele, ponendosi come cultura della diversità e dell'alterità attraverso quel modello di orizzontalità che è la dialettica.
Quella di Abramo è la prima vera eccezione, dopo vari tentativi di dialogo falliti, come quello mutilato di Caino e Abele, o impossibili, come quello di Babele.
Anche in questo è il primo ebreo, ivri (dall’altra parte), non solo da un punto di vista geografico ma come afferma la letteratura rabbinica perché ....il mondo era da una parte e lui da tutt'altra....
Come per Abramo, anche per molti viaggiatori ebrei, dirigersi verso Sud ha significato nel corso dei secoli una tappa obbligata dei pellegrinaggi verso la Terra di Israele.
Perché oggi tornare verso Sud? Per essere partecipi di una nuova fase di ricostruzione e di progresso civile nella storia del Mezzogiorno, il Neghev d’Italia.
È in atto un impegno fortissimo da parte della Regione Puglia nello sperimentare una politica culturale che parta dal Mediterraneo, da questo immenso spazio di un mare che torna al centro di relazioni feconde con i nostri dirimpettai, e che proietta la Puglia fin dentro le case di altri popoli, in un processo di crescita reciproca.
Il ritorno delle culture dell’intolleranza, di atteggiamenti di discriminazione, di negazione di diritti, di mostruosizzazione di chi è diverso non sono un problema che riguardi esclusivamente l’agenda del Governo, ma sono questioni che chiamano in causa la responsabilità di tutti gli attori fondamentali della società: le famiglie, le agenzie educative, i partiti, i sindacati, le chiese.
Ciascuno deve essere impegnato nel tentativo di difendere il tessuto di convivenza, la sostanza pluralista della nostra società e di mettere al centro di qualunque politica la promozione dei valori umani, la centralità della dignità e del benessere di ciascun uomo e di ciascuna donna, la lotta contro tutte le subculture dell’ intolleranza.
Questo evento è una semina buona. Un’ iniziativa che spero contribuisca a riannodare i fili della cooperazione tra i popoli, della solidarietà e della condivisione, gli unici veri anticorpi che siano in grado di scacciare i fantasmi della paura della diversità e recidere il filo spinato del pregiudizio.



La parola Negba
UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE