Viviamo una stagione di luci e ombre. Dicono i nostri Maestri che noi ebrei siamo come le olive: diamo il meglio di noi stessi quando siamo spremuti. Del resto anche la storia dimostra che noi ebrei siamo iperattivi e superproduttivi, sia in termini quantitativi che qualitativi, nei momenti di disastro o prima del disastro: il massimo di creatività e di produttività degli ebrei si è sempre espressa in queste fasi storiche. Se teniamo a mente questa considerazione, leggeremo con più attenzione i paradossi di questa nostra epoca: aumentano attività e iniziative ebraiche in Italia, mentre diminuisce il numero degli ebrei in Italia; diminuiscono i nostri iscritti mentre si manifestano esperienze di ritorno; l’ebraismo in Italia è sempre meno italiano e sempre più segnato dal contributo di ebrei venuti da altri paesi; abbiamo degli ottimi maestri, ma sembrano avere più appeal, nelle nostre comunità e nella società italiana, i nuovi “divulgatori indipendenti”. Oggi viviamo una stagione difficile dal punto di vista economico, mentre risorgono nazionalismi e razzismi. La nostra grande tensione d’attività potrebbe distoglierci dal vedere la catastrofe che incombe. Una società in crisi diventa infatti pericolosa per le minoranze. È quindi giunto il momento di dare vita a un’azione culturale adatta ai tempi, che sappia parlare e coinvolgere tanto gli iscritti alle comunità ebraiche italiane che la società civile, consapevoli che viviamo in una realtà che soffre una forte crisi di valori. Noi ebrei italiani abbiamo molto da offrire, a noi stessi e all’intera società italiana ma dobbiamo essere in grado, nel trasmettere i nostri valori, di attualizzare forme, linguaggio e contenuti. Per questo cerchiamo di elaborare un’offerta culturale a largo spettro, implicitamente identitaria, rivolta a tutti gli ebrei italiani, soprattutto ai giovani e a quelli più distanti, che individui quei contenuti valoriali decisivi non solo alla conservazione della tradizione ebraica, ma anche nella formazione di una società più giusta e libera. È con queste speranze e preoccupazioni che ci accingiamo a tornare a Sud, con la rinascita di nuove realtà ebraiche e con la realizzazione di una settimana d’iniziative artistiche, culturali e cultuali: per ritrovare radici e per far germogliare nuove fronde.

Victor Magiar, Consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

Nell’ultimo secolo Storia, Politica e Cultura hanno fortemente intrecciato il destino degli ebrei a quello del resto mondo. La cultura del XX secolo, e in genere la Modernità, sono state in buona parte figlie del pensiero ebraico. L’intreccio è stato così forte che le categorie di pensiero che abbiamo finora usato erano, inevitabilmente e naturalmente, coerenti con la storia e la cultura del XX secolo. Ora le cose sono cambiate e le categorie che ci hanno aiutato a leggere la realtà non funzionano più. Parole e valori, contenuti e forme, stanno assumendo (o hanno già assunto) significati diversi a seconda della porzione di Memoria che ciascuno conserva o a seconda della particolare angolatura della lettura della Storia: non esiste più una Memoria comune, forse non esiste più una “sufficiente” Memoria.

Una settimana di iniziative per ricostruire radici e valori
UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE