Testimonianze della presenza di ebrei a Lecce si hanno con certezza sin dall’età medievale e forse anche prima. Vi sono tracce dell’esistenza di almeno una sinagoga (nei pressi del Duomo dove tuttora esiste via della Sinagoga ed il rione cosiddetto “te li pili bianchi” in riferimento alle barbe bianche delle persone ebree) e di un’area dove gli ebrei svolgevano il mercato e corrispondente all’attuale superficie del Palazzo dei Celestini e della Chiesa di Santa Croce. Gli ebrei presenti a Lecce (che erano principalmente ebrei sefarditi, cioè della specie rintracciabile soprattutto nei Paesi europei dell’area mediterranea) svolsero lì il mercato fino all’insediamento dei Celestini, costretti al trasferimento in quella zona della città dopo essere stati cacciati a loro volta da Carlo V che nell’area dell’antica residenza dei Celestini volle costruire il Castello. Numerosi documenti della presenza ebrea a Santa Croce sono stati rinvenuti durante il recente restauro della Chiesa. Gli ebrei, come è accaduto dappertutto, hanno seguito anche a Lecce le sorti dei provvedimenti ecclesiastici o di quelli dei reggenti. L’emarginazione ed in alcuni casi la persecuzione degli ebrei è documentabile anche a Lecce e nel Salento, dove non fece eccezione il dilagare del pregiudizio del diverso, dell’ebreo furbo, mercante e strozzino. Nel XV secolo, ad esempio, la contessa di Lecce Maria D’Enghien, nei suoi statuti decise l’identificazione degli ebrei con gli abiti e con dei segni di riconoscimento, in largo anticipo ed in perfetta aderenza alle pratiche naziste di qualche secolo dopo. Tutt’ora i discendenti di antiche famiglie di ebrei vivono in città. |
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